WIDE 2024

Il passaggio dal modello di città creativa affermatosi negli anni ‘90 alle più recenti pratiche rigenerative di tipo critico e place-based, è determinato dalla rivendicazione delle comunità che abitano i luoghi a una partecipazione più o meno attiva nei processi di trasformazione che impattano sulle loro vite.

Nel contesto di Roma è un passaggio visibile ma tutto sommato marginale nei risultati, poiché lo stesso paradigma della città creativa non si è mai davvero compiuto. La classe creativa teorizzata da
Richard Florida sembra aver generato trasformazioni culture-led dall’impatto liminale rispetto al contributo dato a processi di gentrificazione e turistificazione, mentre chi abita i luoghi interessati da
tali trasformazioni – inclusa la stessa classe creativa – ne è stato progressivamente espulso. Possiamo considerare Ostiense un esempio di questa trasformazione che da venticinque anni sta per realizzarsi ma che cambia pelle prima di compiersi, in cui il bilancio fra impatti
positivi e negativi della città creativa propende verso gli uni o gli altri secondo i punti di vista.

La città gentrificata e afflitta dall’over tourism sembra mettere in di-
scussione il ruolo centrale della cultura nel partecipare al progresso del vivere urbano, ma si tratta di una semplificazione figlia di quello che Allen J. Scott chiama capitalismo cognitivo-culturale. Il modello della città creativa assimila la cultura e la creatività, con i loro contenuti
simbolici-culturali, alla produzione di beni e servizi, ma l’atto creativo è (anche) altro rispetto alla produzione interna lorda. Esso indaga, descrive, trascende e in certi casi determina – con l’uso di forme, contenuti e processi – i nostri rapporti col sé, con le comunità concentriche a cui apparteniamo, con il susseguirsi dei momenti, con i luoghi. Elabora modelli di universi possibili. L’arte rinserra lo spazio delle relazioni, ed è per questo che la produzione culturale deve considerarsi determinante per interagire e accompagnare le istanze di quelle comunità marginalizzate dalle deformazioni della città creativa.

Kurt Lewin definì l’attribuzione di significato come un processo di scambio continuo che vede coinvolti l’ambiente e l’individuo. Se nelle prime due edizioni, WIDE ha indagato questo scambio all’inter-
no di uno spazio di dialogo, per l’edizione 2024 ha deciso di utilizzare i rapporti fra questo spazio (le Industrie Fluviali) e lo spazio esterno (il quartiere Ostiense), avvalendosi della partecipazione delle comunità territoriali per sperimentare pratiche di trasformazione temporanea e permanente nelle quali tali comunità intervengono nell’analisi, nella concettualizzazione, nella rappresentazione e nella produzione dell’azione artistica.

Luoghi e persone coinvolti nel generare nuovo senso per il territorio.